Ballerine di lap dance si sentono male al lavoro: finiscono al San Bortolo
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Sono le due di notte, quando le infermiere del triage si vedono "recapitare" una giovane donna in abiti succinti. La ragazza, 24 anni, a Vicenza da 3, barcolla. È stata scaricata all'ingresso da alcuni sconosciuti che poi se la sono squagliata in auto. La donna balbetta, si accascia, è cerea sotto il trucco pesante. Al pronto soccorso sono abituati a vederne di tutti i colori. Le visite di ubriachi di tutte le età sono frequenti specie di notte. E la ballerina di lap è proprio bevuta.
Semplice la diagnosi: crisi etilica acuta al limite del coma con forti dolori addominali. Il rischio è che il pieno di alcol nel sangue provochi insufficienza epatica, anche una pancreatite fulminante. Qualche volta si muore. Gli antidoti, però, sono tempestivi. Per la ballerina il medico dispone una terapia urgente: flebo, compresse, osservazione nel lettino dell'astanteria. Le bottiglie di champagne con i clienti del night questa volta la tradiscono. Sempre più stordita, un principio di svenimento, poi, gli occhi spenti, scivola giù dalla pertica della pole dance, e qualcuno, temendo il peggio, pensa bene di caricarla in auto e di portarla in ospedale (s)vestita così come é.
Altra notte. Altra ballerina. Ha 24 anni e si trova a Vicenza da quasi uno. Non ciucca questa. Ma con una dolorosissima colica renale con spasmi. Nota distintiva comune solo la lingerie da lap. A riceverla il primario in persona, che finisce col sorridere: «Dove sente male?». «Qui». E la mano della ballerina indica il basso ventre sul tatuaggio hard di ispirazione fallica che si addentra nelle parti intime del minibody. Come dire: seguire la freccia. Il riscontro del medico è: antidolorifici, flebo e riposo.






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